Dal calo dei consumi ai negozi sfitti, fino alla qualità del turismo e al degrado. Al centro del confronto le condizioni per rilanciare le attività economiche della Città Metropolitana
Fare squadra tra imprenditori e lavorare insieme per rendere la Città Metropolitana maggiormente curata e attrattiva, trasformando i visitatori in turisti che scelgono di fermarsi in città. Con un faro accesso anche sul centro storico, per renderlo più accessibile e riportare i bolognesi a viverlo e a supportare le imprese di vicinato. È la ricetta individuata dalla Consulta del commercio Confcommercio Ascom Bologna, dove le rappresentanze delle imprese hanno condiviso le principali criticità del settore, dal calo dei consumi ai negozi sfitti, fino alla necessità di valorizzare il turismo e rilanciare la vita commerciale dei quartieri. «Le imprese hanno affrontato molte sfide negli ultimi anni, ma adesso dobbiamo guardare avanti e puntare sulla solidarietà tra colleghi, di tutti i settori e di tutte le categorie merceologiche – sottolinea Marco Cremonini, membro di Giunta Confcommercio Ascom Bologna e Presidente della Consulta del Commercio –. Il centro soffre per problemi di accessibilità, degrado, sporcizia e insicurezza. Dobbiamo far tornare ai bolognesi la voglia di frequentarlo ed evitare che piazza Maggiore diventi continuamente teatro di eventi o iniziative politiche, con ricadute negative sulle attività. C’è poi un problema di negozi sfitti. In via d’Azeglio ne abbiamo sei vuoti, in quarant’anni non era mai successo».
Il calo dei consumi e dei clienti si accompagna a un cambiamento del turismo, che non sempre produce ricadute significative sul commercio. «La città si sta trasformando e registriamo una diminuzione generale dei consumi. Il turismo c’è, ma la spesa è medio-bassa e spesso si tratta di presenze frettolose – commenta Roberta Rondelli, Vicepresidente Fipe Bologna –. Abbiamo bisogno di un turismo più stanziale, preservando l’unicità della bolognesità, fatta di accoglienza, semplicità e leggerezza».
Anche il settore alberghiero segnala criticità legate al degrado, alla carenza di personale e ai costi abitativi. Al centro del confronto anche l’impiego delle risorse della tassa di soggiorno, che ha raggiunto complessivamente 23,5 milioni di euro l’anno. «Dobbiamo lavorare insieme per rendere Bologna più attrattiva e internazionale. L’obiettivo è fare in modo che i semplici visitatori di passaggio, che non lasciano risorse sul territorio, ma lo depauperano visitando Bologna, spesso nemmeno accompagnati da una guida turistica regolarmente abilitata e consumando un pranzo al sacco, scelgano di fermarsi, conoscere la città e viverla – prosegue Giovanni Trombetti, Presidente Federalberghi Bologna –. Servono servizi adeguati e una programmazione di eventi capace di sostenere le presenze anche a Natale e in estate. Non bisogna infine dimenticare che il nostro turismo vive principalmente di eventi fieristici e congressuali facilitati dall’ottima posizione geografica di Bologna e dall’internazionalizzazione dello scalo Marconi».
Tra le altre priorità emerse figurano il miglioramento della mobilità, nuovi parcheggi e collegamenti scambiatori, il ricambio generazionale nelle attività di vicinato e la formazione sulle nuove tecnologie. È stata sottolineata anche l’importanza di creare reti di commercianti a livello territoriale. La sfida è trasformare le esigenze comuni in un impegno condiviso. Fare rete e rafforzare la solidarietà tra imprenditori per sostenere le singole attività e mantenere vivi i quartieri della città e i paesi della Città Metropolitana.
Bologna, 16 ottobre 2026